OBAMA E LA SUA RELIGIOSITÀ

L’influenza del multiculturalismo
 Un passaggio del suo bestseller “L’audacia della Speranza” mette in luce il ruolo della madre Ann nel plasmare l’identità complessa del figlio. Secondo lei, scrive Obama, una discreta conoscenza delle grandi religioni del mondo era parte integrante di una buona istruzione: “in casa nostra la Bibbia, il Corano, stavano sullo scaffale assieme ai libri di mitologia greca, scandinava e africana. A Pasqua o a Natale poteva darsi che mi trascinasse in chiesa, proprio come mi trascinava al tempio buddista, alla celebrazione del Capodanno cinese, al santuario scintoista e ad antichi luoghi di sepoltura hawaiani”.[1] Durante la sua prima prayer breakfast, Obama, afferma che qualunque siano le differenze in ognuno di noi, c’è una legge che tiene unite tutte le grandi religioni : “Gesù ha detto: ama il tuo prossimo come te stesso; la Torah stabilisce: ciò che è odioso per te non lo fare al tuo prossimo; nell’Islam c’è un verso che recita: nessuno di voi crede veramente finché non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per sé. E lo stesso vale per gli induisti e per i seguaci di Confucio. Si tratta ovviamente della regola d’Oro, un appello ad amarci l’un l’altro, a comprenderci l’un l’altro, a trattare con dignità e rispetto coloro con i quali condividiamo un breve momento su questa terra.[3]

Barack Obama era un musulmano?

Il padre era originario del Kenya e molta gente del suo villaggio era musulmana. Egli non professava l’Islam e oltretutto non era molto religioso. Poi incontrò la madre di Obama, una cristiana del Kansas, si sposarono e poi divorziarono. 
Fu la madre a pensare all’educazione del figlio, pertanto, come Obama stesso ha numerose volte dichiarato, è stato sempre un cristiano; ed in effetti, egli è un cristiano praticante, lungi dall’essere ateo, è un convertito a una delle Chiese evangeliche più liberal degli Stati Uniti, la United Church of Christ, una delle prime a consacrare pastori afroamericani (1785) e ad ammettere addirittura di recente matrimoni gay. Ci si ritrova su un terreno nel quale la fede si congiunge, senza produrre saldature pericolose, allo spirito di una riforma più ampia. Ritroviamo così Obama nel solco della tradizione e dell’ideale della civil religion nella quale si coagula «quell’insieme organico di convinzioni e di convenzioni, di riti e di simboli che tengono insieme la democrazia degli Stati Uniti.
Gli unici legami che Obama può aver avuto con la religione islamica sono la sua provenienza keniota e l’aver vissuto in Indonesia, che è un paese musulmano, l’aver frequentato le scuole indonesiane dove sua madre insegnava.
Nonostante ciò, non fu mai osservante della fede islamica anche se questo, gli ha permesso di capire come la pensa quella gente, per poter instaurare migliori rapporti con il Medio Oriente.
D’altra parte i musulmani non reputano che la professione della fede islamica sia di capitale importanza; per loro, chi è nato da padre musulmano è un musulmano di nascita. Inoltre, tutti i bambini che portano un nome arabo basato sulla radice trilaterale H,S,N (come Hussein, Hassan ecc …) possono essere considerati musulmani. Pertanto, a loro dire, basta considerare il nome completo di Obama, Barack Hussein Obama, per asserire che egli è musulmano di nascita.

            Nel suo libro, Obama descrive così la sua crescita in un ambiente non-religioso:

“Non sono cresciuto in una famiglia religiosa.
I miei nonni materni, che erano del Kansas,erano cresciuti in famiglie battiste e metodiste, ma la fede non ha mai messo veramente le radici nei loro cuori.
Le stesse esperienze di mia madre, una bambina sensibile e immersa nei libri, cresciuta in una piccola città del Kansas, Oklahoma e Texas,
non fecero altro che rinforzare questo scetticismo ereditato (…).
Mio padre è stato quasi totalmente assente dalla mia infanzia, siccome i miei genitori divorziarono quando avevo due anni; ad ogni modo,
nonostante mio padre fosse stato educato da musulmano, quando incontrò mia madre era ormai un ateo convinto, che riteneva che la sua religione fosse solo
superstizione.”


Realmente, le convinzioni religiose di Obama nascono intorno ai vent’anni, quando inizia a collaborare con alcune chiese locali, organizzando la comunità:

“fu qui che capì il potere della tradizione religiosa afro-americana
nello spronare cambiamenti sociali.”


“Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l’impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica e sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo,
che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity Church of Christ ed essere battezzato.
Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo.
Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo Spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla sua Volontà, e mi dedicai a scoprire la sua Verità.”

Dunque, la religione per Obama, non è stata solo una strategia elettorale come molti hanno pensato, qualcosa su cui i suoi strateghi gli hanno detto di puntare, è invece qualcosa di reale che lo ha trasformato per sempre.
Obama , attraverso un complesso percorso di ricerca spirituale , unisce alla tradizione “liberal” americana una fede evangelica moderna, aperta e dialogante, e riesce a parlare in modo convincente sia ai credenti che ai “laici”. Anche il suo forte impegno sociale è intrecciato col suo pensiero religioso.
Il moderno liberalismo obamiano, incontrandosi dunque con un modello di fede cristiana aperto e dialogante, finisce per proporre a tutta la società americana una potenziale rigenerazione morale e civile della società di enorme portata.

Obama non ha diviso solo i repubblicani ma, a dir la verità, i primi a dividersi sono stati proprio gli afroamericani perché non lo consideravano, ed alcuni ancora non lo considerano, un loro prodotto. “ Troppo bianco per essere nero”, questa la frase che molto spesso si leggeva sulle principali testate dei giornali americani. Inoltre gli afro si chiedevano come Obama, con la sua storia da vincente alle spalle, potesse rappresentarli davvero; egli, infatti, non ha mai vissuto in un ghetto nero e non ha mai conosciuto le problematiche legate alla maggioranza dei neri d’America.
           
L’America di oggi non è più quella di quarant’anni fa ma i neri soffrono ancora di un senso di estraneità, per questo, Obama inizialmente era stato accolto con freddezza e con sospetto. Le cose sono migliorate con il passare del tempo, anche grazie ai numerosi interventi di Michelle Obama che invece, ha alle spalle una storia da ex ragazza del “ghetto”. Lei ha parlato tante volte della loro storia, della necessità di dare dignità ai neri e di superare le divisioni.

Temi caldi: aborto e matrimoni gay 

         Obama ha sempre espresso il suo personale giudizio riguardo alle leggi sul riconoscimento in tutti gli Stati del matrimonio tra persone dello stesso sesso. 

Per quanto riguarda il tema dell’aborto, il presidente USA, è dichiaratamente favorevole ad una sostanziale liberalizzazione e questo, di conseguenza, lo ha portato in più occasioni a scontri anche pesanti con la chiesa cattolica. In quanto membro della United Church of Christ, Obama crede che il matrimonio sia un’ unione sacra e benedetta da Dio solo se ad unirsi sono un uomo e una donna. D’altra parte, però, egli è aperto alla possibilità di cambiare idea; potrebbe considerare la sua opinione “sbagliata” ed è per questo motivo che non è favorevole alle leggi che impediscono le unioni gay considerandole discriminatorie.

Molti gay hanno sperato che Obama potesse estendere il suo messaggio di tolleranza.”


“ Quando i miei genitori si sposarono nel 1961,
il loro matrimonio era illegale in molti Stati del sud. Quindi vi capisco.
 E’ qualcosa che mi tocca profondamente.”


Così rispose Barack Obama ad un gruppo di sostenitori gay che gli avevano chiesto cosa ne pensasse a riguardo. Ma poi concluse affermando che, oggi come allora, è più importante combattere per l’uguaglianza sul lavoro e la discriminazione dei gay piuttosto che per il matrimonio.
In uno dei suoi numerosi discorsi tenuti a riguardo, Obama ha sempre sottolineato il fatto di essere un cristiano e di non voler ,pertanto, mescolare le sue convinzioni religiose con le sue scelte politiche; nonostante ciò, ha piena convinzione del fatto che la fede e la tradizione stabiliscano che il matrimonio è santificato solo se tra uomo e donna.
Nel suo libro “L’audacia della speranza” , Obama fa riferimento ad una questione che riguarda una sua elettrice lesbica che gli fece notare che si sentiva, in un certo senso, discriminata dal fatto che il suo mancato supporto fosse riconducibile alla sua fede cristiana.

“ mi sentii male quando realizzai che, in base alla mia religione, io stavo dimostrando che lei, ed altri come lei, erano in qualche modo brutte persone.
 Glielo dissi e mi resi conto che non importava quanto la religione cristiana odi il peccato (in questo caso l’omosessualità), ma ami il peccatore:
perché questa convinzione stava provocando dolore a persone oneste e rette.
 E mi risultò chiaro che è mio obbligo, non solo come uomo politico ma anche come cristiano, di rimanere aperto sulla possibilità che la mia opposizione al matrimonio gay sia sbagliata, come pure non posso definire infallibile la mia posizione a favore dell’aborto”.

 
L’aborto per Barack Obama sembra proprio essere una spina nel fianco, il suo tallone d’Achille in quell’America cattolica dove l’aborto è stato introdotto nel 1973 dalla Corte Suprema. Nella maggior parte dei Paesi europei l’aborto è stato introdotto in via legislativa e ciò vuol dire che c’è stato un dibattito pubblico durante il quale si è tenuto conto delle diverse opinioni. Ma non in America. Inoltre, evangelici e cattolici, negli anni ’80, si sono coalizzati per combattere l’aborto e ad ostacolare tutti i tentativi di eliminare la religione dagli spazi pubblici.
Nei suoi anni da senatore dell’Illinois, Obama vota contro una legge secondo la quale un genitore dovrebbe essere informato se una figlia minorenne decidesse di abortire, dichiarando che è importante difendere il diritto di scelta di una donna. L’obiettivo che il presidente USA si prefigge è quello di far si che gli aborti siano meno comuni, che siano scoraggiate le gravidanze non volute, che siano incoraggiate le adozioni. Abolire l’aborto, dice Obama, non eliminerebbe il problema.
Il presidente crede che coloro che sono motivati da un sentimento religioso devono tradurre i loro interessi in valori universali e non in valori semplicemente legati alla religione; le proposte di ognuno devono essere dibattute ed essere conciliabili con la ragione. Spiega che lui in prima persona, può essere contrario alla pratica dell’aborto per ragioni puramente religiose, ma se fa passare una legge che ne bandisce la pratica, non può semplicemente appoggiarsi agli insegnamenti della Chiesa o evocare la volontà di Dio, ma bisogna spiegare perché l’aborto vìola un principio che è accessibile a gente di qualunque fede, anche a coloro che non hanno una fede.
Tutto ciò potrebbe risultare bizzarro per coloro che credono nell’infallibilità della Bibbia come molti evangelici.

“ La cosa migliore che possiamo fare è agire a partire da quello che tutti sentiamo, che sia legge o ragione.”
                                                                                  Barack Obama


A prescindere dal fatto che sia religiosa o meno, la gente è stanca di vedere che la fede viene usata come un’arma d’attacco. La gente non vuole che sia usata per sminuire o per dividere. Non ne può più di sentire persone che invece di fare delle prediche fanno delle sparate. Perché in definitiva non è cosi che la gente concepisce la fede nella propria vita.[1]
In conclusione, il presidente Obama, non si esprime ancora in maniera definitiva sulla possibilità di legalizzare i matrimoni gay, limitandosi ad appoggiare l’unione civile.

 

Gli americani, popolo di fede o atei?

“ L’America è una nazione con l’anima di una chiesa” (G. Chesterton)


“ Senatore, lei crede che Dio intervenga nella storia per premiare o punire i popoli e le nazioni in base al loro comportamento?”
Durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2008 è stata rivolta al presidente Obama questa domanda che in gran parte degli Stati europei sarebbe risultata piuttosto bizzarra se posta ad un uomo politico italiano o francese, ma assolutamente normale se si pensa alla realtà degli Stati Uniti.
Nella vita degli americani il richiamo a Dio è sempre presente; lo si trova sulle banconote che riportano la scritta In God we trust “confidiamo in Dio”, la più americana delle feste, il thanksgiving day “il giorno del ringraziamento” ed infine anche a scuola dove i bambini recitano il giuramento alla bandiera ripetendo One Nation under God “ una nazione sotto Dio”.
In effetti il popolo americano, fin dalle origini, si è distinto per la sua religiosità; essi ricercarono nelle Sacre Scritture le motivazioni che riconducevano alla ribellione contro gli oppressori venuti dalla madrepatria, e questa dimensione religiosa è sancita nella Dichiarazione d’Indipendenza americana.
Mezzo secolo più avanti, Alexis De Tocqueville[2]  ne “ La Democrazia in America” scrisse: “ al mio arrivo negli Stati Uniti, l’aspetto religioso del Paese fu la prima cosa che mi colpì, e più si protraeva il mio soggiorno, più percepivo le grandi conseguenze politiche di questa nuova situazione”. Secondo il filosofo francese gli americani erano stati in grado di coniugare lo spirito religioso con quello politico. Oltretutto, ancora oggi questo legame tra la fede e il popolo americano è rimasto indissolubile ed alcune statistiche confermano questi dati: il 92% dei 35 mila intervistati crede nell’esistenza di Dio o di una Entità soprannaturale, il 56% afferma che la religione ha un ruolo importante nella propria vita e il 39% va a Messa almeno una volta a settimana[3]. Insomma, come affermava Krister Stendhal “persino gli atei in America parlano in tono religioso”.
E non è un caso se il 4 novembre 2008 gli elettori americani hanno scelto un afroamericano come presidente alla Casa Bianca.  Indubbiamente, non c’è presidente americano che non abbia concluso il suo discorso senza l’invocazione “ God bless America” (Dio benedica l’America), ed infine, per Eisenhower senza Dio non ci può essere una forma di governo americano, né uno stile americano di vita.







Discorso del 28 giugno 2006. Il rapporto tra la religione e i democratici.

 Obama difende il ruolo della religione nella vita pubblica


Il rapporto tra la sinistra dei democratici e la religione è stato sempre complicato dal momento che la prima si muove su posizioni laiciste o addirittura ateiste se si parla di sinistra radicale; sembra quasi che tra i democratici non ci sia spazio per la religione tanto che chi fa riferimento al cristianesimo si colloca in una zona centrale se di idee progressiste o a destra quando si tratta di idee conservatrici.
Nel 2006 Barack Obama, ancor prima di ufficializzare la sua candidatura alla Casa Bianca, imposta una strategia politica di corteggiamento dell’elettorato religioso. In particolare lo fa in un discorso-manifesto tenutosi a Washington il 28 giugno dal titolo che sembra giusto uscito da uno dei suoi discorsi elettorali: “Dalla povertà all’opportunità.
Un patto per una nuova America.” In quest’occasione il futuro presidente USA auspica la nascita di una nuova America in cui non ci sia differenza tra laici e uomini di fede.
Due anni prima, nel 2004, durante le elezioni per il seggio al Senato, l’avversario cattolico conservatore di Obama, Alan Keyes, aveva un’opinione diversa nei confronti del senatore dell’Illinois che veniva puntualmente attaccato sulla fede e sulla morale. Il giovane democratico, secondo Keyes, appoggiava un’agenda dettata dal lobby omosessuale e favoriva la pratica dell’aborto; per i repubblicani Obama non è affatto un uomo di fede e parla di religione solo per motivi elettorali.
Il discorso del 2006 aveva rappresentato il suo primo esordio sul piano nazionale e già lì aveva scosso la platea: “ anche noi democratici adoriamo un Dio formidabile, un Dio che si occupa dei poveri, un Dio che vuole la giustizia sociale”.
D’altra parte però Obama, sempre in quell’occasione, rivolge un ammonimento altrettanto grave agli stessi democratici affermando che la religione non era da considerarsi come un qualcosa di negativo, una sorta di minaccia per la libertà da tener lontana dalla politica in quanto, il 90% degli americani crede in Dio, il 70% appartiene ad un’organizzazione religiosa, il 38% si definisce cristiano convinto.
In sostanza, ha aggiunto Obama, in America c’è più gente che crede agli angeli di quanta non ce ne sia che crede nell’evoluzione della specie. Rivolgendosi ancora verso il gruppo dei democratici aggiunge che da buoni progressisti non possono trascurare la sfera religiosa.7


Non sono neppure immaginabili, insiste Obama, il discorso del secondo giuramento di Lincoln o quello di Martin Luther King, I have a dream, senza un richiamo a Dio. Il loro appello alla religione non era certo senza efficacia politica, era da alimento per imprese che apparivano impossibili. Ed è proprio a questi due ultimi personaggi che Obama si ispira, sostenendo che non solo erano motivati dalla fede, ma si servivano ripetutamente del linguaggio religioso per sostenere la propria causa.
Non è la prima volta che il presidente afroamericano si propone come riconciliatore; infatti, negli ’90, quando frequentava ancora la Harvard University, venne eletto presidente della prestigiosa “Rivista di Legge” dell’università (il primo afroamericano della storia). C’era un crescente divario all’interno del corso, praticamente su ogni argomento ma Barack riuscì a farsi eleggere perché i conservatori di destra ritenevano che avrebbe tenuto conto delle loro idee. Ciò dimostra la sua innata capacità di mediazione.
Con il suo intervento Obama colse nel segno; pochi giorni dopo il pronunciamento, in un editoriale del Washington post, scrissero che era stato il più importante discorso di un democratico su fede e politica da quando J.F. Kennedy, nel suo discorso del 1960 dichiarò la sua indipendenza dal Vaticano.[4]
           
 dal discorso ufficiale del presidente Obama del 28 giugno 2006 – traduzione ufficiale.


[1] “LA MIA FEDE” – Barack Obama, Marsilio Editore – 2008

[2] Il visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (Verneuil-sur-Seine, 29 luglio 1805 – Cannes, 16 aprile 1859) è stato un filosofo, politico e storico francese. Alexis de Tocqueville sbarcò a Filadelfia e viaggiò a lungo nella zona nord-est del paese, cioè nel New England, ed è su questi vagabondaggi che il suo celebre libro si basa.

[3] www.religions.pewforum.org/reports
[4] J.Dionne, Obama’s eloquent faith, Washington post- 30 giugno 2006




















Barack Obama

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