IL DISCORSO DEL 4 GIUGNO 2009 AL CAIRO


La nuova diplomazia di Obama
 
Barack Obama ha offerto dei segnali di mutamento significativi durante il suo insediamento alla Casa Bianca, anche sul piano discorsivo e simbolico a partire dalla sua stessa persona che ha rappresentato la novità.
È stato abbastanza coerente con le promesse fatte durante la sua campagna elettorale, tra queste, la chiusura definitiva del carcere di massima sicurezza di Guantanamo, una pronta reazione alla crisi economica globale ma, soprattutto, ha rilanciato con successo l’immagine degli Stati Uniti nel mondo inaugurando anche, un ritorno incredibile al multilateralismo.

            Il suo primo viaggio in Europa e il discorso tenuto al Cairo il 4 giugno 2009, sono state le tappe cruciali nel segnare un nuovo orientamento diplomatico nei confronti degli alleati europei, della Russia e del mondo arabo. Anche il Premio Nobel per la pace [1]ricevuto a quasi un anno dalla sua elezione, testimonia il forte impegno di Obama sul fronte diplomatico.

            Il presidente USA sostiene la tesi secondo la quale la diplomazia deve cercare di trasformare un vicolo cieco in oggetto di negoziato. Ed è proprio in questo che Obama è stato innovativo; ha saputo utilizzare una diplomazia differente, incentrata su un ragionamento multiculturale il cui tratto fondamentale è la disponibilità ad aprirsi ad altri modelli, ad accettare il diverso, ad entrare in relazione direttamente con gli altri, e non una diplomazia monoculturale caratterizzata da un fondamentalismo che vuole convertire l’altro, cambiarne l’identità creando processi xenofobi.
La diplomazia di Obama, quindi, se si tiene presente il suo trascorso multiculturale, non è altro che il risultato del suo bagaglio culturale, miscuglio etnico, scuole multietniche, università. Egli propone agli americani l’inizio di un nuovo corso nella storia americana, a partire dall’elezione di un presidente afro-americano; si è impegnato, inoltre, a perseguire tre principi fondamentali affinché tutti gli Stati siano protagonisti del ventunesimo secolo: rispetto, possibilità di dare fiducia, capacità di inclusione.
            Le condizioni di cambiamento che si creano grazie alla nuova diplomazia del presidente Obama si riscontrano inevitabilmente nei suoi discorsi: a Praga afferma che solo attraverso il disarmo vi può essere un processo di pace, a Mosca associa i russi nella partnership internazionale per la democrazia e i diritti umani, in Africa invita gli Stati del continente a farsi avanti, ad essere partecipi degli avvenimenti globali, e al Il Cairo dichiara che l’Islam non è nemico dell’America.
È questa l’intenzione di Obama; creare una diplomazia moderna capace di collaborare con gli altri Paesi, ottenendo un consenso internazionale per affrontare le sfide globali tutte le volte che sia possibile.


[1] La motivazione fa riferimento al suo incessante tentativo di ridurre gli arsenali nucleari e di intavolare un dialogo distensivo e costruttivo col Medio Oriente. Il riconoscimento, consistente in una medaglia, un diploma e un assegno da 10 milioni di corone svedesi (circa un milione di euro) è consegnato a Oslo il 10 dicembre. «Solo assai raramente qualcuno è riuscito come Obama a catturare l'attenzione del mondo e a dare una speranza per un futuro migliore», si legge nella motivazione diffusa dal Comitato, che spiega come la diplomazia del Presidente statunitense sia «basata sul concetto che coloro che guidano il mondo debbano farlo sulla base di valori e atteggiamenti condivisi dalla maggioranza della popolazione»


I punti salienti del discorso al Cairo


          Il 4 giugno 2009, il presidente Obama, durante il suo attesissimo discorso all’università del Cairo[1], ha detto chiaramente che tutti i popoli del mondo possono vivere in pace tra loro, e lo ha fatto citando i brani del Corano, del Talmud e della Bibbia. E lo ha ribadito più volte nel corso del suo intervento durato circa un’ora e dove ha raccolto tanti applausi e qualche fischio, ma ha gettato le basi per quello che lui stesso ha definito “un nuovo inizio” nei rapporti tra l’Occidente e il mondo islamico.
Deciso ad invertire la tendenza e a placare le tensioni che si sono accumulate durante gli otto anni dell’amministrazione Bush, Obama ha parlato di questioni salenti che affliggono l’Occidente e l’Oriente; ha sottolineato la necessità di superare la questione israelo-palestinese, di combattere l’estremismo violento in tutte le forme; ha poi parlato di una questione decisiva per la sicurezza mondiale, il disarmo nucleare. Ha affrontato il tema della democrazia e della libertà religiosa ed infine, ma non meno importante, dei diritti delle donne.
Ha confermato anche che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di colonizzare Afghanistan ed Iraq con le basi militari, anzi, entro il 2012 sarà completato il ritiro dall’Iraq così da porre fine ad un intervento che Obama stesso giudica negativamente ma che si è reso necessario: “ la paura   dopo l’11 settembre ci ha portato ad agire contro i nostri ideali”.
            Con questo discorso Obama propone una politica di collaborazione, indirizzata allo sviluppo dei due mondi e non più una politica di scontro.

I meriti storici dell’Islam


Un primo importante cambiamento di rotta riguarda il riconoscimento e i meriti storici dell’islam nel contribuire al progresso dell’umanità.

“ Ho studiato storia e ho imparato quanto la civiltà sia debitrice nei confronti dell’Islam. Fu l’Islam infatti- in istituzioni come l’Università Al Azhar- a tenere alta la fiaccola del sapere per molti secoli, preparando la strada al Rinascimento europeo e all’Illuminismo.
Fu l’innovazione presso le comunità musulmane a sviluppare scienze come l’algebra, a inventare la bussola magnetica, vari strumenti di navigazione; a far progredire la maestria nello scrivere e nella stampa; la nostra comprensione di come si diffondono le malattie e come è possibile curarle.
La cultura islamica ci ha regalato maestosi archi e cuspidi elevate; poesia immortale e musica eccelsa; calligrafia elegante e luoghi di meditazione pacifica. Per tutto il corso della sua storia, l’Islam ha dimostrato con le parole e le azioni la possibilità di praticare la tolleranza religiosa e l’uguaglianza tra le razze.”

Fa poi riferimento ai sette milioni di musulmani americani che hanno dato un enorme contributo agli Usa combattendo le loro guerre, contribuendo allo sviluppo di settori chiave come l’università e il commercio.
Il secondo presidente USA John Adams scrisse che gli Stati Uniti non avevano a priori nessun motivo di inimicizia nei confronti delle leggi, della religione e dell’ordine dei musulmani.
Il presidente Obama richiama poi la sua storia personale come esempio di convivenza tra diversi, e affermando che è proprio grazie alla sua esperienza di vita che è ancora più convinto che ci possa essere una partnership tra America e Islam. D’altra parte però, anche il mondo islamico deve avere la medesima percezione dell’ America.

“So anche  che l’Islam ha avuto una parte importante nella storia americana. La prima nazione a riconoscere il mio Paese è stato il Marocco firmando il Trattato di Tripoli nel 1796.”

Libertà di religione    


E ancora, il presidente USA, ha dibattuto anche sulla libertà di professare la propria religione, sottolineando il fatto che in ogni Stato americano c’è almeno una moschea e che complessivamente se ne contano circa 1200 all’interno dei confini americani. Inoltre, il governo americano si è rivolto ai tribunali per tutelare il diritto delle donne e delle giovani ragazze ad indossare l’hijab e punire coloro che vogliono impedirglielo.

Estremismo violento


            Un problema fondamentale che Obama ha voluto affrontare nel suo discorso al Cairo, è stato quello di combattere ogni tipo di estremismo violento, e per estremismo violento si intendono quei gruppi estremisti islamici che uccidono uomini, donne e bambini innocenti. “ Questo è quello che le persone di tutte le religioni disapprovano”, ha aggiunto.
 Il presidente ha ribadito il fatto che l’America non è in guerra con l’Islam ma con tutti i tipi di organizzazioni estremiste che minacciano la sicurezza personale. L’11 settembre del 2001 Al Qaeda uccise 3 mila persone; le vittime furono uomini, donne e bambini innocenti, americani ma anche di altre nazionalità che non avevano commesso nulla di male, ma Al Qaeda decise ugualmente di compiere quel massacro.

“ Non lasciatevi trarre in errore: noi non vogliamo che le nostre truppe restino in Afghanistan.
Non abbiamo intenzione di impiantarvi basi militari stabili.
 È lacerante per l’America continuare a perdere giovani uomini e giovani donne. Portare avanti quel conflitto è difficile, oneroso e politicamente arduo.
Saremmo ben lieti di portare a casa anche l’ultimo dei nostri soldati se solo potessimo essere fiduciosi che in Afghanistan e in Pakistan non ci sono estremisti violenti che si prefiggono di massacrare quanti più americani possibile. Ma non è ancora così”

In realtà nessuno dovrebbe tollerare questi estremisti, hanno colpito e ucciso in molte parti del mondo, assassinato persone di ogni fede religiosa e più di altri, hanno massacrato musulmani.







La questione tra Israele e Palestina



Obama ha anche parlato di un’altra questione importante, quella della difficile situazione tra Israele e il mondo arabo.
 La questione israelo - palestinese nasce dal fatto che i due popoli, quello arabo-palestinese e quello ebraico - israeliano, rivendicano entrambi dei diritti nazionali sullo stesso territorio. Le guerre iniziano nel 1948 quando nasce lo stato ebraico. I palestinesi rigettano il piano di spartizione delle Nazioni Unite e, una coalizione di Stati arabi, tra i quali Iraq, Giordania, Siria ed Egitto, attacca Israele che riesce a difendersi e a far regredire le truppe avversarie.
I territori che per le NU spettano alla Palestina sono la Cisgiordania, Gerusalemme est e la striscia di Gaza. A riguardo, il presidente Obama afferma che  l’America non volterà mai le spalle alla legittima aspirazione di un popolo alla dignità, alle pari opportunità e uno Stato proprio.
Tutto è fermo da decenni e a farsi la guerra due popoli con legittime aspirazioni. Obama, inoltre, ha detto che finché si continuerà a considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall’altra, rimarremo ciechi senza vedere la verità: l’unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza. Questa soluzione, dice Obama, è nell’interesse di Israele, nell’interesse della Palestina, nell’interesse dell’America e nell’interesse del mondo intero.

“ Questa storia ha un’unica e semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie d’uscita. Tirare razzi a bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza.”
                                                                                  Barack Obama

Il 2 settembre 2010, dopo 20 mesi di stallo, sono ripresi i negoziati di pace tra Stati Uniti, Palestina e Israele. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Anp (autorità nazionale palestinese) Abu Mazen si sono trovati faccia a faccia a Washington davanti a Barack Obama per avviare colloqui diretti tra israeliani e palestinesi.
All’incontro hanno partecipato anche il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Mubarak. L’obiettivo è quello di concludere i negoziati di pace entro un anno.

Le armi nucleari in Iran


Un’altra causa di tensione non solo per gli Stati Uniti, ma anche per il mondo intero, è la questione delle armi nucleari. Il problema riguarda principalmente l’Iran che si è sempre distinto per la sua ostilità nei confronti dell’America. Obama ha affermato che sarà difficile superare decenni di diffidenza tra i due Paesi, ma con l’onestà e la determinazione si potrà evitare una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente che in caso contrario, potrebbe portare il mondo intero verso una china pericolosa. Tutte le nazioni, continua Obama, dovrebbero avere a disposizione l’energia nucleare per scopi pacifici rispettando il Trattato di Non Proliferazione.[2]


[1] L'Università del Cairo - precedentemente Università Egiziana e, prima ancora, Università del re Fu'ad e Università Khediviale - (arabo: جامعة القاهرة, Gāmaʿat al-Qāhira) è un'istituzione pubblica di studi universitari, sita a Giza, un suburbio del Cairo (Egitto), da qualche tempo ormai inglobato dalla città metropolitana. Fondata il 21 dicembre del 1908, vanta nel 2009 circa 200.000 studenti.La sua rinomata "Scuola Medica", nota anche come Kasr Alaini (arabo: قصر العيني, Qasr al-ʿAynī ), è stata una delle prime Facoltà di Medicina dell'intera Africa e del Vicino Oriente.Il primo Rettore è stato il prof. Ahmed Lutfi al-Sayyed. Quello attuale è il prof. Hissām Muhammad Kāmil Mahmūd. Il personale che vi opera a tutto il 2009 raggiunge la cifra di 12.158 impiegati.

[2] Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) è un trattato internazionale sulle armi nucleari che si basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Il trattato, composto di 11 articoli, proibisce agli stati firmatari "non-nucleari" (ovvero che non possiedono armi nucleari) di procurarsi tali armamenti e agli stati "nucleari" di fornir loro tecnologie nucleari belliche. Inoltre il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici (ad esempio per la produzione elettrica) deve avvenire sotto il controllo della AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica).Il trattato fu sottoscritto da USA, Regno Unito e Unione Sovietica il 1º luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970. Francia e Cina (che possiedono armi nucleari) vi aderirono nel 1992 mentre la Corea del Nord lo sottoscrisse nel 1985 ma, sospettata di costruire ordigni atomici e rifiutando ispezioni, si ritirò definitivamente dal trattato nel 2001. Il Sudafrica, inizialmente non membro del TNP, ha costruito sei testate nucleari che ha successivamente dichiarato di aver smantellato, aderendo poi al trattato nel 1991 come stato non-nucleare. Attualmente sono 189 gli Stati firmatari.

Barack Obama

Barack Obama
Benvenuti nel mio blog, qui potete inserire le vostre opinioni e commentare i miei post. Buona navigazione